lunedì 17 giugno 2013

Una giornata tipo



[Premessa: esiste una persona in Italia che (questi sono punti fondamentali, poi scoprirete perché) 1) legge con attenzione questo blog, 2) gli piace ciò che ci sta scritto, 3) è frustrato dal fatto che si aggiorna con una cadenza che ricorda il ricambio della corte costituzionale americana. Dopo avermi sollecitato più volte, senza alcun esito, ha scritto un pezzo per me, dicendo "Mettilo su a nome tuo, almeno fai uscire qualcosa...". Nel pezzo descrive la giornata tipo di un avvocato, pur senza esserlo. Il dramma è che, bene o male, azzecca quasi tutto. "Come avrà fatto?". Ritengo sia bastato pensare al peggio che c'è in Italia. Che è anche uno dei motivi per cui questo blog fa fatica ad aggiornarsi (al di là del tempo, del lavoro, della squadra di basket e del futuro erede in arrivo). L'Italia sta facendo vomitare ed è dura scrivere con leggerezza. Ad ogni modo, visto che gli avvocati sono notariamente persone di cuore, non me la sono sentita di appropriami del suo pezzo, quindi lui è uno che si firma KGB, non vuole il proprio nome, non vuole link al proprio blog. Il che farebbe pensare ad un tipo sveglio. Ma ricordatevi dei 3 punti iniziali - Castorovolante].

Coda, anzi codissima. In teoria l'Ufficio Archivi apre alle 9:00, col cappuccino anche alle 9:15, ma alle 8:00 la fila è già lunghissima.
Evidentemente molti colleghi hanno avuto la mia stessa idea: partire di casa presto, essere tra i primi all'apertura, prendere i faldoni, fotocopiarli rapidamente, restituirli e poi correre in ufficio...
Mentre sono in coda faccio la stima di quanto tempo occorrerà per arrivare allo sportello dell'archivio. Subito preferisco dimenticare la mia stima: però, sentendomi non abbastanza apprezzato, cambio idea e mi limito a sperare per il meglio.
La fila non si muove e la tensione è alta: involontariamente un biondino sui trenta pesta i piedi a un collega dai capelli scuri, leggermente brizzolati e dallo sguardo cattivo. Subito scoppia un alterco: il primo alza il dito come per dire qualcosa ma l'altro non gli fa aprire bocca e lo atterra. Il moro è infatti un avvocato alfa dominante e al biondino inchiodato al suolo non resta che esporre la cravatta in segno di sottomissione: il moro accetta la resa e, per rimarcare la sua superiorità, gli schizza addosso un decreto congiuntivo ordinandogli «Che egli si rialzasse!»
Poi la mia segreta speranza si avvera: l'Apple Store accanto al tribunale apre i battenti e un buon numero di geometri con T-shirt raffiguranti squadra e compasso, evidentemente in attesa del nuovo iMaxOne, abbandonano la fila. Ancora meglio, con un ritardo di qualche minuto dovuto a problemi di lingua, un'intera famiglia di eschimesi lascia la coda per entrare nell'Apple Store alla ricerca di un iGloo. Fra avvocati, qualcuno che fa la fila sbagliata per entrare in un Apple Store, lo chiamiamo “iDiota”...

Dopo un'altra ora, entro finalmente nell'ufficio vero e proprio, tutto tappezzato di vecchi annunci e informazioni varie vecchie di decine d'anni. All'altra estremità della stanza c'è un divisorio di vetro con tre sportelli: ovviamente solo uno è aperto.
Attraverso il suo vetro sudicio è possibile osservare un altro mondo dove il tempo scorre più lento e gli impiegati sembrano muoversi al rallentatore: un regno beato, di tepore, profumo di caffè e chiacchiere fra colleghi, dove solo i noiosi avvocati, in fila nel mondo reale, turbano quel placido nirvana con le loro assurde richieste di faldoni polverosi. Fra avvocati questo lo chiamiamo “giardino zen”.

Come spesso accade, un ragazzo in fila si sente male e crolla al suolo come una pera. Subito un suo amico lo soccorre e, accortosi che è privo di conoscenza, gli prende il portafoglio e lo ripulisce dei (pochi) contanti. Fra avvocati questa la chiamiamo “amicizia”.
Poi a turno, via via che la coda (lentamente) scorre, passeggiamo sopra il suo corpo: un'avvocatessa piuttosto corpulenta accenna pure a dei passi di twist sugli zebedei del tizio. Io, nel mio piccolo, mi limito a tirargli un paio di calci analettici al petto per aiutarlo a ripristinare la funzione respiratoria. Comunque ognuno dà il proprio contributo e alla fine, quando arriva l'ambulanza, è già cadavere. Fra avvocati questo lo chiamiamo “gioco di squadra divertente”.

Alle mie spalle però una giovane praticante, probabilmente appena uscita dall'università, appare pallida e impaurita per la scena di ordinario squallore. Siccome è molto carina le rivolgo la parola per darle un consiglio «Guarda che tu sei ancora in tempo, sai? Più che il culo io non posso dare ma tu hai anche altre possibilità e puoi adire altre strade...»
Sul momento non sono sicuro che abbia compreso la mia velata allusione ma la settimana dopo mi è parso di riconoscerla, seppure abbigliata e truccata molto diversamente, lungo viale Europa mentre alla luce di un lampione il pappone marocchino le passa una dose in cambio dei guadagni della serata: mi è parsa molto felice e realizzata. Fra avvocati questo lo chiamiamo “lieto fine”.

Finalmente arriva il mio turno: passo al sonnolento impiegato gli estremi dei fascicoli che mi servono con la relativa manciata di marche da bollo. Questi, con esasperante lentezza, si dirige a prendere i documenti nell'archivio vero e proprio. Lungo il cammino dà pacche sulle spalle a un amico, congratulandosi e ridacchiando per qualcosa che non riesco a capire, poi prende un tè con biscotti con delle colleghe e infine sparisce nella stanza accanto. Siccome non ritorna mi azzardo a picchiettare sul vetro per richiamare l'attenzione di qualcuno: stranamente mi sente e, come disse il pene alla vagina, mi risponde «Ora vengo!» Ovviamente si è dimenticato un faldone: con uno sbadiglio si rialza e ripercorre lo stesso cammino di prima ma in senso inverso: ovvero passa dalle colleghe a prendere il tè, con pasticcini stavolta, e solo dopo si congratula con l'amico.
Finalmente torna da me e, prendendosi in pegno la mia carta di identità, mi consegna un polveroso pacco di faldoni. Fra avvocati questo andirivieni lo chiamiamo “iter amministrativo”.

Mentre corro alla fotocopiatrice do una scorsa ai documenti e ho una brutta sorpresa...
Oltre alle macchie d'umidità, alle muffe e all'inchiostro sbiadito che fanno sembrare le lacere pergamene molto più vecchie delle loro poche settimane di vita, trovo nel bel mezzo di un faldone un topino schiacciato e mummificato! «Che schifo!» penso: se almeno si fosse trattato di una topina, anche se pelosa, l'avrei potuta leccare via. Fra avvocati questa la chiamiamo BONA, ovvero: “Buona Opportunità Non Attuata”.

Ovviamente anche per la fotocopiatrice c'è una coda chilometrica. Fino a qualche mese fa non era malaccio: la protezione civile passava e ci distribuiva bottigliette d'acqua e coperte.
Poi qualche cretino deve avergli spiegato che, nonostante la coda, si era nei corridoi degli uffici giudiziari e non sull'A4...
Peccato però: la coperta era inutile e l'acqua non necessaria (gli avvocati, come i cammelli nel deserto, non necessitano di bere perché hanno la loro scorta privata nella gobba) però era divertente fingere di aprire il finestrino e spegnere il motore della macchina per risparmiare benzina...
Fra avvocati in questi casi diciamo: “Con questo traffico non dovevo prendere l'autostrada, cazzo!”

La moretta in fila davanti a me è molto carina e mi fa tornare in mente quando lavorai a una pratica per Sasha Grey (per chi non la conoscesse è una famosa attrice di film per bambini). Tutto andò per il meglio e alla fine, proprio come sognavo, mi chiese sorridendo allusivamente (si passava la lingua sul labbro superiore come fosse un tergicristallo...) «In che maniera preferisci che ti paghi la parcella?».
Apro un inciso che c'entra poco ma che ha il pregio di far aumentare la suspense: non molti lo sanno ma Sasha Grey parla benissimo italiano. Infatti suo nonno materno è originario di Atene e lei stessa ha sempre avuto un rapporto molto intenso, direi passio-anale, con la Grecia.
Così le risposi: «grenw ple...»
Sasha (slacciandosi la camicetta e appoggiando molto amichevolmente la sua gamba destra sulla mia spalla) : «Sei sicuro di preferire un assegno? Non vuoi far conoscere, biblicamente, al tuo timido castoro la mia marmottina, quasi, illibata?»
E io: «gneeeg...»
Così lei, molto seccata, firmò l'assegno e se ne andò. Probabilmente, con il senno e cullo di poi, avrei potuto giocare meglio le mie carte ma 'sta cosa della Grecia mi aveva confuso le idee...
Fra avvocati questa la chiamiamo mega-BONA mentre Sasha è una mega-... vabbè, lasciamo stare...

Finalmente, mentre già mi dico «anche questa è fatta!», arrivo alla vetusta fotocopiatrice, vi inserisco una moneta da 20 centesimi, premo il grosso tasto verde “Start” e... niente... così ripremo “Start”, questa volta più lentamente, bene fino in fondo come se spingessi la supposta nel culo di un giudice e... niente... con panico crescente inizio a premere ripetutamente “Start”... ma ancora niente di niente...
In questi casi ci sono solo due possibilità e tertium non datur: o il tasto non funziona o la fotocopiatrice è rotta o qualche impostazione non è corretta o è finita la carta igienica o un foglio è rimasto bloccato all'interno o c'è una brutta congiunzione astrale oppure qualcosa d'altro.
Ma siccome sono un avvocato e, quindi abituato a vivere situazioni estreme di questo tipo, rapidamente riprendo il controllo e mi arrischio a guardare il display lampeggiante: come temevo, in bella vista, campeggia la scritta “No Toner!”.
Come dice il proverbio “No toner, no party...” e appena lo dico ad alta voce, nella fila alle mie spalle, si scatena il caos: un ragazzo si lancia di corsa contro una finestra sfondandola e sfracellandosi, nella generale ironia dei passanti, sulla sottostante via San Martino; una ragazza invece si suicida avvelenandosi con la capsula di cianuro che tutti gli avvocati hanno impiantata nel secondo molare: mentre rantola sul pavimento si forma intorno a lei un capannello di uomini ma, essendo decisamente bruttina, nessuno ne approfitta.
Fra avvocati questo si dice “avere il dente avvelenato” o anche “mai mollare il molare per mala morale”: l'allitterazione ripetuta, pur di scarso significato, non fallisce mai nell'impressionare i clienti...

Permettetemi una dialisi nel racconto: spesso, essendo io un vero avvocato con non solo gli incisivi ma anche gli attributi giganteschi, uso modi di dire che potrebbero essere non immediatamente comprensibili a chi non è del nostro ambiente.
Mi riferisco, ad esempio, all'immagine usata poc'anzi della supposta inserita nel vizzo posteriore di un giudice: l'avvocato ha sempre il massimo rispetto per tale figura ed eventuali frasi, apparentemente irriguardose, sono solo comuni e affettuosi disfemismi. Ad esempio, quando fra avvocati ci vogliamo augurare buona fortuna, si suole usare l'antifrasi “in culo al giudice” o anche “in culo alla giustizia”.

Quando tutto sembra perduto e io, in piena crisi mistica, sto gridando «O padre mio onnipotente, perché mi hai abbandonato?!» sbuca dal nulla un inserviente che dice «Ah, il toner è esaurito? Ora lo cambio...». Senza parole per lo stupore alzo gli occhi al cielo e ringrazio mentalmente il Grande Castoro che, dall'alto della sua Diga Celeste, ha evidentemente rivolto il suo sguardo benigno su di me. Nel tripudio generale ci abbandoniamo a una spontanea esultanza con sfrenati balli tribali avvocateschi eseguiti al suono di tamburi improvvisati con le ventiquattrore.
Sfortunatamente l'ora, da immediatamente, si trasforma in un'ora e mezzo di caffè e chiacchiere al bar. Comunque il tecnico, una volta riapparso, con insolita solerzia sostituisce senza problemi il vecchio toner col nuovo.
Quando poi sto per completare le mie fotocopie ho lo spiacevole contrattempo di esaurire le monetine da 20 centesimi, le uniche accettate dalla fotocopiatrice. Beffardamente, proprio accanto a essa, è presente una lucente macchina cambiamonete ma, da quando frequento gli uffici giudiziari, è sempre stata rotta. Suppongo che sia stata messa lì solo come mesta allegoria della giustizia italiana: ci sarebbe ma non funziona.
Fortunatamente fra noi avvocati c'è molto cameratismo e il ragazzo alle mie spalle mi vende tre monete da 20 centesimi per soli 20€. Fra noi avvocati si usa infatti la seguente diafora: «L'interesse, se è senza interesse, non è un interesse».

Finalmente sono in coda per riconsegnare i documenti originali e riprendere la mia carta d'identità. Quest'ultima formalità, una volta tanto, è in genere piuttosto rapida e infatti ci sono solo undici persone prima di me: sfortunatamente è quasi l'ora di pranzo e così, dopo pochi minuti, chiudono a chiave la porta dell'ufficio alle nostre spalle e sguinzagliano i dobermann affamati nei corridoi per far defluire rapidamente all'esterno tutti gli estranei.
Queste due ore extra di attesa mi fanno riflettere su come l'immagine dell'avvocato nell'iconografia popolare sia distorta e fuorviante. Intendo l'archetipo insito nell'inconscio collettivo: l'avvocato in alta uniforme, sugli attenti, lo sguardo fiero fisso davanti a sé, tutto in bianco con medaglie e nastrini colorati sul petto; insomma, per intenderci, mi riferisco alla figura portata sul grande schermo da Richard Gere in “Avvocati e gentiluomini”.
Credo invece che nella realtà gli avvocati siano molto diversi: la fiducia nella giustizia e nel prossimo, la speranza in un futuro migliore, la rigida disciplina che ci è imposta per tenere a freno la nostra bonaria esuberanza, l'allegria che ci contraddistingue e soprattutto le lunghissime file, caratterizzate da lazzi gioiosi e birbonate, è molto meglio rappresentata in “Schindler's list” di Steven Spielberg.
“La vita è bella” non posso fare a meno di pensare per associazione di idee. Subito mi torna alla memoria un caso di qualche anno fa quando ero stato nominato tutore legale di una ricca signora, ultra novantenne, immobilizzata a letto. Ovviamente era senza parenti e l'unica assistenza le era fornita da un'infermiera rumena molto affezionata che, per farla felice, indossava sempre gli antichi monili d'oro dell'anziana assistita. Ricordo che quando la signora mi vedeva, piangeva disperatamente e implorava aiuto: evidentemente era malnutrita e maltrattata. Subito lo facevo notare all'infermiera ricordandole le sue precise responsabilità. A questi ricordi noi avvocati si dice «Bei tempi: che risate!»

Con imbarazzo mi accorgo che i ricordi mi hanno provocato un'inopportuna erezione. Così inizio a pensare alle cose più schifose che mi vengono in mente: incidenti stradali, corpi mutilati, facce insanguinate, “Mentre la notte va” della Pausini...
Grazie a queste fantasticherie a occhi aperti, le ore volano e, alle 17:28, dopo circa 9 ore, vengo abbondantemente allo sportello dove riconsegno i faldoni originali e riprendo la mia carta d'identità. Come si dice, con voce infantile, fra avvocati «Già fattooo??!»

Finalmente mi dirigo allo studio legale per iniziare la mia giornata lavorativa di otto ore. Faccio un veloce calcolo e, considerando un'altra ora per tornarmene alla mia diga dolce diga, tre ore di sonno, mezz'ora per mangiare e lavarsi, venticinque minuti di quality time e cinque minuti di sesso/droga/“Cugini di campagna” mi rendo conto che la giornata durerà in tutto circa 30 ore. Questo significa che quattro giorni come questo mi costeranno il sabato; ma siccome si lavora cinque giorni la settimana, e in genere non sono fortunato come oggi, probabilmente il “venerdì” terminerà domenica sera. A questo punto penso che ci sono anche dei rompicoglioni, senza un cazzo da fare, che hanno il coraggio di protestare se io non ho mezz'ora di tempo per aggiornare il mio blog: mi piacerebbe provassero loro a scrivere un post bellissimo come questo che, realisticamente e senza esagerazioni di sorta, dà un onesto spaccato delle nostre problematiche quotidiane. Noi avvocati a queste persone insensibili diciamo “Ma vaffa' in giudice!”
.

- KGB -

mercoledì 27 marzo 2013

Servizio Pubblico



Tribunale di Brescia:

La cancelleria dei decreti ingiuntivi il mercoledì è chiusa.

La cancelleria delle esecuzioni immobiliari il lunedì è aperta solo per i CTU e lavora solo in base ad un tot di numeri. Per avere il numero bisogna recarsi prima dell'apertura del Tribunale (8.30) e inserirsi in una lista fatta a mano dal primo che arriva.

Lo stesso vale per la cancelleria delle esecuzioni mobiliari, che però è aperta per tutti anche il lunedì.

La cancelleria della prima sezione civile non accetta richieste di fascicoli il venerdì per mancanza dell'addetto.

La cancelleria della prima sezione civile accetta, ogni giorno tranne il venerdì, solo le prime 20 richieste di fascicoli.

Per far notificare un atto dagli Ufficiali Giudiziari di Brescia bisogna recarsi prima dell'apertura e inserirsi in lista (la lista inizia a crearsi verso le 6 del mattino), poi tornare all'apertura (intorno alle 8.30) e ritirare il bigliettino con il proprio numero, dopodiché aspettare il proprio turno. Alle ore 12.00 l'Ufficio chiude e se non si hanno atti in scadenza bisognerà tornare il giorno successivo. Rifacendo tutto da capo.

Giudice di Pace di Brescia:

La cancelleria civile rimane è aperta tutti i giorni. (2011)

La cancelleria civile rimane aperta solo nelle giornate di lunedì , mercoledì e venerdì. (2012/prima parte)

La cancelleria civile rimane aperta solo nelle giornate di lunedì e venerdì. (2012/seconda parte)

La cancelleria civile rimane aperta solo nella giornata di venerdì. (2013)


Ma parliamo pure dei marò in India, delle ultime sconvolgenti dichiarazioni di Battiato e di quanto ci servirebbe un nuovo governo di responsabilità.



martedì 19 febbraio 2013

Cara elettrice, caro elettore,



(Ricevo oggi lettera da parte del candidato premier Bersani, insieme a: 1) Richiesta pagamento iscrizione Albo Avvocati, 300 €; 2) Ennesimo tagliandino con cui mi si invita a ritirare della corrispondenza in posta perché il postino ha fretta e, quindi, non suona per consegnare, ma preferisce mandare me a ritirare le cose che dovrebbe darmi lui. Capite bene che l'arrivo della missiva da parte di Bersani non partiva con i migliori auspici, ad ogni modo, riporto il testo).

Cara elettrice, caro elettore,

il nostro Paese sta vivendo il suo momento più difficile e incerto. Ad ogni angolo si vedono sofferenza, disagio, sfiducia. E Bersani candidato premier.

Ma tutto questo non riesce a nascondere le grandi energie e la straordinaria capacità di riscossa che l'Italia ha sempre mostrato e che bisogna oggi risvegliare. Tipo dopo il disastro del 2002 in Corea, quando l'Italia venna eliminata giocando un calcio pessimo.

In vista delle prossime elezioni mi rivolgo a Lei senza raccontare favole o promettere miracoli, ma con la certezza che, assieme, sapremo darci tempi migliori. Una volta morti.

Ci vorranno semplicità, verità ed uno sforzo comune in cui chi ha di più accetterà di dare di più secondi (N.d.a. - Il refuso è nella lettera) principi di giustizia e di equità. Sarebbe facile pensare al politico e alla politica in genere che hanno mangiato su tutti gli italiani costringendo la parte produttiva del Paese a pagare tasse su tasse per permettere a quella banda di inetti di brindare sulle macerie del Paese che volevano governare, quindi lo faremo.

Ci vorranno riforme per mettere pulizia nella vita pubblica (sarebbe suonato meglio "polizia nella vita pubblica), per far crescere l'occupazione (un mantra), per garantire i servi rafforzandoli per le persone e le famiglie più deboli ed esposte. All'incapacità dei politici di amministrare il bene pubblico.
Moralità e lavoro sono per me le parole della prossima legislature. Subito dopo Papa e Giovanni. Le riempiremo di misure concrete, in ogni campo. Ovunque, sempre e per sempre. Il mio Partito (N.d.a. - il maiuscolo è suo), il Partito Democratico, è pronto a garantire sia la stabilità del Governo, sia la prospettiva di cambiamento. E anche viceversa.

Noi democratici siamo alternativi alle politiche della destra che in questi lunghi anni hanno portato l'Italia dove non doveva essere (a dover sperare in un Bersani premier), e cioè nel punto più acuto della crisi economica e sociale e all'estremo svilimento delle istituzioni (manco il Monte dei Paschi o Pisapia fossero colpa di Berlusconi); siamo alternativi al populismo e alla demagogia, all'idea dell'uomo solo al comando, alla faziosità di chi pensa di fare da solo (una stoccata all'ex amico di sempre D'Alema e un chiaro ricordo della scelta di Prodi di governare l'Italia senza avere una maggioranza al senato); siamo alternativi ad una politica che si organizza attorno ad una sola persona secondo un modello sconosciuto a tutte le democrazie del mondo. In effetti quella americana non è una democrazia, o forse è sconosciuta nel mondo di Bersani.

Crediamo nella partecipazione e ad una politica aperta alla società e (N.d.a. - tenetevi forte) al civismo. Sì civismo. Lo abbiamo dimostrato chiamando milioni di cittadini a scegliere il candidato Premier e i Parlamentari, sconfiggendo così una legge elettorale assurda (che non abbiamo cambiato perché in fondo ci piace così) ed aprendo la strada finalmente a tante donne e tanti giovani. E al costo di solo 2 euro.

Crediamo in una politica che mantiene la parola e che mette l'Italia davanti agli interessi di parte. L'altra parte. Lo abbiamo dimostrato in questi anni difficili, confermando con la coerenza dei fatti i nostri impegni. Stando all'opposizione.
In Lombardia sosteniamo con passione la proposta di rinnovamento che Umberto Ambroli rappresenta al meglio dopo vent'anni di governo ininterrotto della destra. In lui e nel suo progetto riconosciamo i tratti della serietà e della concretezza oltre che l'impegno fondamentale per il bene comune. Comune a chi?

Siamo oggi la forza fondamentale che porta sulle spalle l'alternativa alla destra e che può prendersi la responsabilità di portare il cambiamento nel governo del Paese. Un po' come Peppone a Bresciello.
Pensiamo dunque di poterLe chiedere una scelta di sostegno e di fiducia verso il Partito Democratico e verso la mia persona. E questo dovrebbe farvi capire quanto poco lungimirante sia Bersani.

Ci impegnamo a mettere la Sua fiducia e il Suo sostegno al servizio di un'Italia giusta. Per noi.

(firma)

(niente "cordiali saluti", l'Italia giusta non lo vuole).

venerdì 11 gennaio 2013

Previsioni Elettorali 2013



ATTENZIONE SPOILER!

Ecco i risultati delle elezioni 2013, in preciso ordine casuale.

SEL: 3,2%

Nonostante passino gli anni e sempre meno ex operai dal pugno chiuso siano tra noi, il partito di Vendola riesce a superare ancora una volta la soglia del 3%, grazie alle indiscusse e carismatiche capacità del proprio indiscusso simbolo.
Potendo contare sulla salda alleanza con il PD, anche per questa legislatura dovrebbe essere scampato il rischio di avere una moratoria sull'utilizzo di aggettivi vetusti, istrionici, martoriati e grondanti inutilità.

Lista Monti: 8,5%

La lista Monti, grazie all'indiscutibile apporto dell'UDC di Pierferdinando "sonodall'82inparlamentoecontinuoacontarequalcosadiosolosaperchèmaforseèproprioluilaragioneamen" Casini per il 5,5%, di FLI di Fini  per l'1% di sputtanati e degli ex professori bocconiani per il 2% (sì, il ricambio delle cattedre è davvero mostruoso e comunque maggiore del numero di elettori di FLI), si ferma ben sotto la soglia del 10%, un dato davvero inspiegabile se si pensa che il Professore, dopo aver aumentato le tasse in uno Stato che aveva già un'altissima tassazione, dopo non aver tagliato un solo costo serio né della politica, né del baraccone burocratico di questo stato di merda in cui abbiamo la sventura di essere nati, aveva comunque promesso di ridurre le tasse. Davvero inspiegabile.
Da sottolineare, comunque, la prima vera sconfitta da tempo immemorabile della Vezzali.

Moderati Italiani in Rivoluzione: 0,5%

 In definitiva, alla conta dei voti, pochi si sono rivelati gli appassionati agli ossimori.

FARE - Fermare il Declino: 1,3%

La lista di Giannino, nonostante la scelta del nome del partito, vola sulle ali dell'entusiasmo e riesce a raccogliere il voto di tutti i veri liberali presenti in Italia.
Sfortunatamente trattasi di specie in via di estinzione, perennemente braccata in tutte le scuole e università e in costante diminuzione.

PDL: 27,8%
 
Berlusconi l'aveva detto da Vespa: "Se non ho almeno il 42% che mi garantirebbe, per la prima volta da quando sono in politica la maggioranza assoluta senza bisogno di alleati, non riuscirò a fare quelle riforme istituzionali di cui ha bisogno l'Italia".
Gli italiani pare abbiano preso atto.
Nonostante la rimonta finale, dovuta in parte allo sconfortante panorama giornalistico italiano, in parte alla contestuale scomparsa di Alfano, il partito del Cavaliere si attesta solo come seconda forza politica nel Paese, sconfessando l'antico detto del pelo e del carro.

Fratelli d'Italia: 1,8%

Pochissimi voti per il nuovo soggetto di Meloni, LaRussa e Crosetto. Per quanto la frase precedente potrebbe già essere ritenuta esaustiva per capire il perché di questa débacle, un'analisi più approfondita permette di capire che gli elettori di centro-destra hanno votato PDL, quelli di destra La Destra di Storace e quelli di Casa Pound il Movimento 5 Stelle. In effetti l'analisi poteva fermarsi a "débacle".

Rivoluzione Civile: 3,3%

Perché qualcuno dovrebbe votare per il partito di Ingroia? Semplice, perché non trova più scritto IDV sulla scheda elettorale.
E perché uno avrebbe dovuto votare IDV? Semplice, perché c'era Berlusconi.
I voti sarebbero stati anche di più, ma i concorsi per entrare in magistratura sono stati molto selettivi ultimamente.

Lega: 4%

Perde terreno la Lega dopo gli scandali che hanno colpito Bossi e la Regione Lombardia.
Il buon lavoro svolto da Maroni, con l'abbandono degli aspetti più folkloristici come gli elmi con le corne, le ampolle col fiume Po, le canottiere e Borghezio, ha dimostrato che gli elettori della Lega volevano e vogliono una sola cosa dal proprio partito: gli aspetti più folkloristici.
Andranno quindi a Roma e siederanno in Parlamento all'opposizione e, che ci crediate o no, pare che molti dei deputati se ne faranno una ragione.


Movimento 5 Stelle: 15%

Nonostante tutto, nonostante una lieve flessione dovuta alle ultime uscite di Grillo su Casa Pound, all'espulsione di alcuni componenti, all'elezione del Sindaco di Parma rivelatosi un inetto, ad un programma politico ridicolo e antidemocratico, ai video elettorali dei candidati che hanno dimostrato di essere alla pari, quando andava bene, col vostro compagno di banco inutile e mediocre che vivacchiava a scuola tra il 5/6 andando avanti a calci in culo, ecco, nonostante tutto, il M5S è il vero vincitore di queste elezioni, a dimostrazione che l'Italia ha sempre quello che si merita.
Credete non sia possibile che il M5S possa andare così bene? Chiedete a 10 vostri amici, 1,5 di loro, indipendentemente dalla propria opinione politica pregressa, vi dirà che voterà Grillo anche solo per protesta.
Peraltro, noterete che il Movimento riscuote grande successo tra i gravemente mutilati.

La Destra: 1,2%

Sotto lo sbarramente del 2% ancora una volta, pare che, nonostante Repubblica, il Manifesto, L'Unità e il TG3, in Italia ci siano sempre meno fascisti. O almeno che gli stessi si siano fatti più furbi e abili nel camuffamento. O abbiano preso la tessera da giornalisti. O tutti e due.

PdCI: 0,7%

Va be'.

PD: 35%

Grazie a Bersani, il PD si conferma il primo partito in Italia non riuscendo ad aumentare di neanche una sola unità il proprio elettorato. 
E del resto, la grande forza di appartenenza dei democratici già si era vista alle primarie quando, chiamati a decidere chi volevano a capo del proprio partito, la maggioranza degli elettori decise di bocciare il giovanotto che piaceva anche a destra, per confermare l'anziano salumiere del negozio di fiducia all'angolo.
Il risultato di questa tornata elettorale, non può che confermare l'ottima scelta di oltre il 60% degli elettori di centrosinistra: "Votare Bersani per continuare a vivacchiare".
Avendo ora necessità di mettersi con SEL, ma potendo contare al proprio interno su di una fortissima ala cattolica, il PD si appresta a governare il Paese con mano ferma e occhio freddo, ma soprattutto viceversa.

venerdì 30 novembre 2012

Io Voto Bersani

Voto Bersani perché non è solo chiaro e diretto nelle proprie affermazioni, ma rifugge dal populismo e dalle facili promesse (che peraltro non possono essere attuate per tutta una serie di motivi di carattere internazionale che non stiamo qui a spiegare ma che sono facilmente comprensibili a qualunque lettore che non sia un grillino):

Voto Bersani perché è uno che conta qualcosa (anche se non si sa quanto e, soprattutto, dove):

Voto Bersani perché è uno che non crede nella matematica:
Voto Bersani perché vuole uno Stato di Polizia e non ha paura di dirlo, anche a costo di citare il Trattato di Maastricht a sproposito, anche a costo di parlare di Maastricht scrivendo Mastricht:
Voto Bersani perché è uno che non si tira indietro quando c'è da buttarsi nell'agone politico e sporcarsi le mani per far valere le proprie idee (qualunque esse siano):


martedì 13 novembre 2012

Lezione n. 1: come andare in TV e guadagnare voti di P. Bersani


- Pronto?
- Pronto, ciao Pierluigi, sono Massimo, tutto bene?
- Eh bene, mi sto preparando per il confronto di stasera con gli altri 4 stronzi che vogliono rubarmi la poltrona.
- E come va?
- Così e così.
- Sai che devi rubare voti a Renzi, no?
- Eccerto.
- No, dico sul serio, Vendola lo votano i duri e puri ancora legati al comunismo, la Puppato l'abbiamo messa lì per far vedere che noi ci crediamo nelle donne e nelle quote rosa, quindi si prende un elettorato molto selezionato, sebbene sono in trattativa e forse almeno due sue zie voteranno comunque per noi. Tabacci l'abbiamo piazzato per togliere qualche altro voto a Renzi da parte dell'elettorato cattolico. Tu, Pierluigi, devi dargli il colpo di grazia a quel bamboccione e affossarlo.
- Colpo di grazia?
- Sì, dalla tua hai già il voto di tutta la nomenclatura del partito, chiunque abbia un briciolo di potere sa che devi vincere tu, altrimenti rischia il posto. Devi giusto convincere un po' di gente comune a votarti e la vittoria è assicurata, qualche anzianotto nostalgico di Prodi, quindi sii rassicurante, qualche cattolicone che ha paura che vinca Vendola, quindi sii cattolico, qualche imprenditore di cooperative e qualche direttore di banca, quindi sii te stesso.
- E così si vince?
- Si vince a mani basse, l'unica cosa è non sbagliare stasera, non cadere sulle domande imbarazzanti.
- Eeeeehhh, ma se mi chiedono dei matrimoni gay?
- Mai chiamarli matrimoni, MAI! E tu dì che sei a favore, così facciamo quelli evoluti, tanto con la Bindi in Parlamento e con l'alleanza con Casini che diremo è indispensabile realizzare, non li faremo mai.
- E sulle adozioni?
- Non rispondere.
- Come faccio a non rispondere? 
- Inventati qualcosa.
- Ma se dico che sono contrario, mi gioco il voto di quelli di sinistra, se dico che non sono contrario, mi gioco il voto dei capi-boyscout, che fare?
- Hai ragione, ma ho la soluzione. Ricapitolo: sì alle unioni civili (mai parlare di matrimonio), tergiversare sulle adozioni, tipo dobbiamo vedere, chissà, forse sì, certo è anche vero che, cose così, ci infili tre o quattro pause in più delle tue solite e vedrai che il minuto di tempo scorre via veloce e poi...
- E poi?
- E poi ecco qui il colpo di genio, tanto è vero che sono Massimo D'Alema.
- Cosa?
- Poi, tu butti lì che la tua figura di riferimento è Papa Giovanni XXIII!
- Il Papa Buono?
- Quello lì.
- Perché?
- Pierluigi, tu non capisci una mazza, tu cita quello, così nei giornali di sinistra noi puntiamo al fatto che tu sei d'accordo sulle unioni civili (e alla Bindi non facciamo rilasciare nessuna dichiarazione in questo momento, così non ci rompe le uova nel paniere), su quelli cattolici uscirà invece che il tuo punto di riferimento per una sinistra moderna è un vecchio Papa che nulla di rivoluzionario ha fatto, poi, se riesci, parli un po' di economia, buttando qua e là il termine "lenzuolata", e copriamo anche i giornali economici e, infine, utilizzi il termine "lenzuolata sulla moralità", così accontenti tutti quegli italiani che anche se non lo ammettono, amerebbero vivere in uno Stato Etico. Hai capito?
- Perfettamente.
- Bene.
- Massimo?
- Sì?
- Grazie. Ti voglio bene.
- Non fare il frocio, tanto quei voti a Vendola non glieli porti via.

domenica 4 novembre 2012

Perché il PD dovrebbe ricandidare D'Alema [A real life/4]


Massimo D'Alema, figlio di Giuseppe D'Alema, dirigente nazionale del PCI e deputato dal  1963 al 1983 (solamente venti anni...), è uno dei massimi esponenti della politica italiana.

Ora, pur sapendo che si potrebbe tranquillamente chiudere con queste due righe tutto il discorso [figlio+padre+deputato+venti anni in Parlamento+lascio il posto di lavoro a mio figlio], analizziamo nel dettaglio chi è D'Alema e perchè il PD lo dovrebbe ricandidare.

A 14 anni, invece di pensare alla figa come ogni adolescente normale, si iscrive alla FGCI. Ma forse i suoi sono solo problemi di dislessia.

A causa dell'ambiente famigliare in cui cresce, D'Alema viene naturalmente considerato da tutti un "figlio di partito". Nomea che si porterà per tutta la vita, almeno per quanto riguarda la prima parte.

Preso il diploma, si trasferisce a Pisa per frequentare le lezioni di filosofia. E' il 1967 e le lezioni di filosofia sono chic e non impegnano, permettendo a chi le frequenta (come, per dirne un altro, Bersani) di fare tutt'altro.

All'esame di ammissione alla facoltà, D'Alema conosce Fabio Mussi (un altro filosofo), con cui stringe subito una profonda amicizia che li porterà ad organizzare anche alcune manifestazioni e occupazioni in facoltà, nonché interminabili partite a Dungeons & Dragons ed estenuanti dibattiti sulla forma da adottare per i baffi. Alla Hitler per Mussi, alla Massimo D'Alema per D'Alema.

Poco prima di discutere la tesi dal titolo "Produzione di merci a mezzo merci", D'Alema si ritira dalla facoltà. Secondo un amico, vi rinunciò dopo aver capito che la sua tesi non c'entrava un cazzo con la filosofia.

Nel 1970 è così libero di pensare alla politica, entra nel comitato federale del FGCI e diventa capogruppo in consiglio comunale.

Nel 1975 Berlinguer stava cercando un successore alla guida della FGCI, per la quale voleva un nuovo corso: che la risollevasse dalla diminuzione degli iscritti e la portasse più vicina alla linea del Compromesso storico. La scelta ricadde su D'Alema e se avete cliccato sul link per vedere cosa diavolo fosse la FGCI, avete un'idea del buon lavoro svolto.

Nel 1984, per dargli visibilità, Berlinguer porta con sè Massimo al funerale di Jurij Andropov (politico sovietico, fautore dell'invasione sovietica in Ungheria del '56, capo del KGB sino all'82, pezzo di merda dal 1914).

Nel 1987 diventa deputato, carica che mantiene tuttora dopo soli 25 anni, giusto sufficienti a battere il precedente record detenuto dal padre.

Nel 1994, dopo una lunga battaglia con Veltroni per la leadership del partito (e, ripeto, Veltroni), D'Alema riesce a vincere grazie al voto del Consiglio Federale del PDS, dopo che, in prima battuta, gli iscritti al partito avevano dato 6000 voti a Veltroni (e, ripeto, Veltroni) e solo 5000 a lui.

(Uno che perde a qualsiasi cosa con Veltroni, dovrebbe farsi molte domande. Sì, anche se la partita è a briscola e voi giocate con due carte e lui con 4)

Nel 1996, a seguito della vittoria del primo governo Prodi, D'Alema viene eletto Presidente della Commissione Bicamerale per le Riforme Istituzionali (che, da ora, per brevità, riassumeremo con un "ruolo di merda per un qualcosa di inutile").

Nel 1998, stancatosi di ricoprire un "ruolo di merda per un qualcosa di inutile", silura il cattolico Prodi (grazie a Rifondazione) e diventa Capo del Governo (che, da ora, per brevità, riassumeremo con un "ruolo fico per un qualcosa di inutile").

Mantiene il suo "ruolo fico per un qualcosa di inutile" per circa 14 mesi, poi cade (per il voto a favore dell'intervento della NATO in Kosovo) nel dicembre del 1999, ma viene subito riconfermato al suo "ruolo fico per un qualcosa di inutile" sino ad aprile del 2000, quando dà le dimissioni a seguito dell'ennesima sconfitta alle elezioni regionali.

In un anno e mezzo, il Governo D'Alema riuscì comunque ad approvare, oltre all'intervento militare in Kosovo, anche la riforma del lavoro che diede maggiore flessibilità alle cavità anali dei giovani.

Nel 2004 finisce al Parlamento Europeo. Ci rimane due anni, in cui dà sfoggio di tutto la sua maestria politica promuovendo una forte azione per ... e impegnandosi affinché anche le fasce più deboli della popolazione avessero la possibilità di ... . In tutto questo, poi, non possiamo dimenticare l'enorme spinta che diede alle istituzioni comunitarie al fine di ... .

Due anni dopo, ritorna in Parlamento e diventa Ministro degli Esteri per Prodi fino al 2008. Ora, molti si sono chiesti perché Prodi abbia voluto nuovamente chiamare vicino a sè l'artefice della sua prima rovina, qualcuno l'ha ritenuta una scelta dettata da una chiara strategia politica, altri la scelta di un vecchio coglione cattocomunista di merda.

Dal 2010 ad oggi, è Presidente, succedendo a Rutelli (e, ripeto, Rutelli) del COPASIR, il Comitato Parlamentare per la Sicurezza della Repubblica. Se vi state toccando i coglioni, vi capisco. E anche la Repubblica.

A fronte di tutto quanto scritto, pare evidente che sia assolutamente necessario per il PD ricandidare D'Alema, anche al costo di silurare Renzi.

Se non capite ancora bene il perché, tenete conto che l'umile scrittore spera che il PD perda da qui all'eternità finché tutta questa gente non sia scomparsa nell'oblio del tempo.