lunedì 28 maggio 2012

Teorema

"Prendi un calciatore, trattalo male,
lascialo in galera per ore.
Non farti vivo e quando lo indaghi
fallo come fosse un mafioso.
Fa sentire che é poco importante,
dosa bene amore e crudeltà.
Cerca di essere un tenero pm
ma fuori dalle tv nessuna pietà.
E allora sì vedrai che canterà,
chi é più vessato più cose dirà.
E allora sì vedrai che canterà
chi é più vessato più cose dirà"

"Associazione a delinquere finalizzata alla truffa e alla frode sportiva" questa l'accusa che ha portato in manette 19 persone. Tra queste Milanetto e Mauri, il primo giocatore di serie B, il secondo perno della mia squadra del fantacalcio.

L'arresto è stato fatto più o meno verso le 6 del mattino. Per pura casualità, passava di lì qualche giornalista che ha così potuto scattare la foto di Mauri sulla gazzella.

Mauri e gli altri erano sotto inchiesta da almeno 6 mesi, ma si è pensato di intervenire ora con un'operazione che non è certo mediatica e nel pieno rispetto dell'art. 274 c.p.c.*.

Non a caso alle 11 di oggi non c'è stata una conferenza stampa.

In questa conferenza stampa che non è mai stata indetta, gli inquirenti non hanno dichiarato:

- "L'inchiesta sta evolvendo bene dal nostro punto di vista. Stamane abbiamo proceduto alle custodie cautelari, impiegando 95 equipaggi e circa 280 uomini, recandoci in 23 città". 280 uomini per arrestare una decina di calciatori, più altri 9 "estranei", per una media di 14,7 agenti per persona. Qualcuno in meno di quelli utilizzati per l'arresto di Provenzano. Peraltro mi chiedo a chi sia toccato l'agente disabile senza un braccio o una gamba.

- "Non vi aspettate grandi cose da me: questa conferenza stampa non è autocelebrativa". Così ha chiosato il procuratore per spiegare alla platea cosa si intende per "excusatio non petita, accusatio manifesta".

- "Strasser Laszlo era un contatto diretto tra ungheresi e singaporiani. Il peso del trolley del soggetto di Singapore era di significativo valore: tra partenza e arrivo aveva perso un chilo, circostanza che fa pensare al denaro, anche se non ne abbiamo la prova". State attenti la prossima volta che portate del grana a vostro figlio all'estero.

- Buongiorno, cosa può fare la sua banca per lei oggi?
- Mah...mi dia un chilo di denaro.
- Ho pesato un chilo e due, che faccio, lascio?

- "Speriamo che il documento del provvedimento non venga diffuso su internet, ma sono convinto che se la divulgazione verrà diffuso ciò avviene contro alla volontà dei miei uffici". Che è un po' come dire che la cosa non è mai successa e che se è successa, lui stava dormendo. Ma in fondo si sa, è colpa dei giornalisti che non solo si appostano alle 6 del mattino davanti alle case di tutti i calciatori per fotografarli se verranno per avventura arrestati, ma che si sono inventati diaboliche macchine che scannerizzano i documenti all'insaputa delle procure.

Ad ogni modo, si è ricalcato lo schema già brillantemente utilizzato per Doni: tiri giù dal letto un cittadino, lo ammanetti, lo porti in carcere, lo metti in isolamento, lo tieni lì tre giorni dove continui a minacciarlo. Non lo fai parlare con la famiglia. Non lo fai parlare con il suo avvocato. Poi al secondo giorno hai già una persona che è disposta a dirti tutto. Un cittadino che collabora. Uno schiavo.


*Art. 274 c.p.p.
Esigenze cautelari.
1. Le misure cautelari sono disposte:
a) quando sussistono specifiche ed inderogabili esigenze attinenti alle indagini relative ai fatti per i quali si procede, in relazione a situazioni di concreto ed attuale pericolo per l'acquisizione o la genuinità della prova, fondate su circostanze di fatto espressamente indicate nel provvedimento a pena di nullità rilevabile anche d'ufficio. Le situazioni di concreto ed attuale pericolo non possono essere individuate nel rifiuto della persona sottoposta alle indagini o dell'imputato di rendere dichiarazioni né nella mancata ammissione degli addebiti;
b) quando l'imputato si è dato alla fuga o sussiste concreto pericolo che egli si dia alla fuga, sempre che il giudice ritenga che possa essere irrogata una pena superiore a due anni di reclusione;
c) quando, per specifiche modalità e circostanze del fatto e per la personalità della persona sottoposta alle indagini o dell'imputato, desunta da comportamenti o atti concreti o dai suoi precedenti penali, sussiste il concreto pericolo che questi commetta gravi delitti con uso di armi o di altri mezzi di violenza personale o diretti contro l'ordine costituzionale ovvero delitti di criminalità organizzata o della stessa specie di quello per cui si procede. Se il pericolo riguarda la commissione di delitti della stessa specie di quello per cui si procede, le misure di custodia cautelare sono disposte soltanto se trattasi di delitti per i quali è prevista la pena della reclusione non inferiore nel massimo a quattro anni.


mercoledì 16 maggio 2012

Una questura perbene

Ucraina si "suicida" in questura a Trieste. La donna si sarebbe "strangolata" "da sola" senza alcun aiuto da parte delle forze dell'"ordine".

La donna si sarebbe impiccata con il laccio della propria felpa. Pare sia rimasta sconvolta nel vedere fuori dalla finestra un asino volante.

Era trattenuta illegalmente in questura. Triste sorte che condivideva con altri poliziotti onesti.

Il capo dell'Ufficio Immigrazione è un certo Baffi. Già solo questo dovrebbe far ridere qualcuno. (inside joke)

Nel suo ufficio sono stati trovati il Mein Kampf e altre pubblicazione razziste. Ma erano solo i testi del concorso pubblico.

Un sospetto fascista a capo dell'Ufficio Immigrazione della Questura di Trieste. Una cosa che non può che indignare: "Solo lì?".

Sequestro di persona e omicidio colposo, questi i capi d'accusa per Baffi e altri poliziotti. Ora potranno ambire a seguire le orme di De Gennaro.

La Procura sta indagando, non tralasciando alcun aspetto: "Era figa la tipa dell'est?".

Alcuni movimenti sociali hanno protestato davanti alla questura al grido di "Uccideteci tutti" o "Uccideteli tutti"

martedì 8 maggio 2012

L'economia del Movimento a 5 Stelle Cadenti

Come ampiamente preventivato da qualsiasi sondaggista, e quando dico qualsiasi sondaggista intendo persino Pagnoncelli, il movimento di Grillo ha fatto il botto.
Ora, potremmo spiegarcelo in molti modi questo risultato, dal fatto che più la crisi aumenta e la gente si impoverisce e ha paura, più è facile votare per chi è contro chi quella crisi l'ha creata, indipendentemente dalla validità o meno delle sue idee, dal fatto che i politici italiani e i loro partiti quando non sono impresentabili, sono completamente grigi, o, ancora, dal fatto che, con l'implosione della Lega, mancava completamente sul panorama politico italiano un partito altrettanto populista.
Insomma, ci possono essere molti modi per spiegare il risultato di Grillo, ma io credo che ci si debba concentrare unicamente sul suo programma elettorale.
Ora, prendo per buono l'elenco che ho trovato qui e relativo alle idee per l'economia (visto che la crisi c'è, mi pare doveroso partire da questo punto basilare (alcuni li salterò per amor di concisione o perché non ho niente da dire o perché sono così conciso da non aver niente da dire):

Introduzione della class action. Lasciamo perdere che già c'è, ma il problema è che se la Telecom mi genera un danno da 10 Euro, io posso chiedere solo 10 Euro. Finché non si introducono i danni punitivi, class action o meno, non si risolveranno mai i problemi di malpractice delle imprese. Però è bello parlarne e fa molto romanzo di Grisham.
Abolizione delle scatole cinesi in Borsa. Facile come bere un bicchier d'acqua. Essendo scatole cinesi ed essendo le imprese internazionali, immagino certamente plausibile uno snello intervento normativo volto a dirimere definitivamente la questione.
Abolizione della legge Biagi. Sicuramente un punto forte del programma. Abolire la legge Biaggi vorrebbe dire portare l'Italia ad avere una legislazione del lavoro stile anni '70, quando tutti o quasi i lavoratori erano a tempo indeterminato e si sono gettate le basi per avere un'industria debole, una burocrazia statale inefficiente e un sistema pensionistico ridicolo. Il tutto al netto del fatto che, ad oggi, è molto più facile per un imprenditore delocalizzare da un'altra parte, ma sono certo che con i grillini al governo, l'imprenditore sarebbe ben lieto di restare in Italia ed assumere a scatola chiusa i propri lavoratori.
Impedire lo smantellamento delle industrie alimentari e manifatturiere con un prevalente mercato interno. Compra italiano, mangia italiano. Indipendentemente da quanto ti costa. Immagino gli Armani, i Della Valle e i Barilla annuire convinti.
Abolizione delle stock option. Ora, se mi spiegate il perché bisognerebbe abolirle visto che, peraltro, dal 2008 sono pure tassate, vi ringrazierò, perché io, davvero, non riesco a capirlo. Senza contare l'idiozia di non avere in Italia uno strumento finanziario che in tutto il resto d'Europa e degli USA viene utilizzato tranquillamente.
Abolizione dei monopoli di fatto, in particolare Telecom Italia, Autostrade, ENI, ENEL, Mediaset, Ferrovie dello Stato. Bellissima disamina, Telecom è un monopolio visto che Infostrada, Teletu e Vodafone non sono compagnie telefoniche. Autostrade gestisce la rete autostradale italiana. Chi diavolo vuoi metterci? 1000 compagnie diverse? Su Eni ed Enel richiamo alla mente le altre 50 aziende che fanno lo stesso mestiere in regime di concorrenza. Parlare di monopolio di Mediaset è semplicemente ridicolo e non merita che mi ci soffermi neanche un po'. Ferrovie dello Stato: basta pensare che le Ferrovie sono un servizio e sono, tendenzialmente, in perdita. Lo Stato paga (leggi: va in perdita) per dare la possibilità alla gente di spostarsi. Se ammetti treni privati, poi, però, non puoi rompere il cazzo se il tuo diretto notturno per la Sicilia viene soppresso perché antieconomico. Basta capirsi. Tanto io il treno non lo prendo praticamente mai.
Allineamento delle tariffe di energia, connettività, telefonia, elettricità, trasporti agli altri Paesi europei. Ok, però parifichiamo anche il costo del lavoro e il fatto di, per esempio, dover importare tutte le risorse prime per produrre energia?
Favorire le produzioni locali. Ma va?!
Sostenere le società no profit. Fulgido esempio di società in grado in generare quei profitti che poi creano ricchezza collettiva.
Sussidio di disoccupazione garantito. A chi? A tutti? Per sempre? Di quanto? Posso averlo anch'io finché non trovo il lavoro dei miei sogni?
Disincentivi alle aziende che generano un danno sociale. Ah, ma in tutti questi punti (e anche in quelli saltati) si è mai parlato di incentivi alle aziende (non consideriamo tali quelle no profit che non lo sono)? Alle aziende brutte, sporche e cattive? Cosa volete disincentivare se neanche incentivate? Andate di notte a rigargli la serranda del magazzino?

Da questa breve, parziale e assolutamente discutibile analisi, emerge che non è vero che gli elettori di Grillo votano con la pancia, bensì votano sulla base di un programma elettorale che avrebbero letto e condiviso se non fossero degli analfabeti.

martedì 17 aprile 2012

Basta

"Basta, quando è troppo è troppo, lo Stato ci affama aumentando le tasse e non è neanche in grado di ridurre di un po' tutti i soldi che vengono succhiati dai partiti per i rimborsi elettorali. Io me lo ricordo quando Monti venne nominato Capo del Governo, quando disse, chiedendo la fiducia al Senato, che il suo era un "Governo di impegno nazionale" che doveva "assumere su di sé il compito di rinsaldare le relazioni civili e istituzionali, fondandole sul senso dello Stato" e "Di fronte ai sacrifici che sono stati e che dovranno essere richiesti ai cittadini sono ineludibili interventi volti a contenere i costi di funzionamento degli organi elettivi. I soggetti che ricoprono cariche elettive, i dirigenti designati politicamente nelle società di diritto privato, finanziate con risorse pubbliche, più in generale quanti rappresentano le istituzioni ad ogni livello politico ed amministrativo, dovranno agire con sobrietà ed attenzione al contenimento dei costi, dando un segnale concreto ed immediato. Si dovranno rafforzare gli interventi effettuati con le ultime manovre di finanza pubblica, con l'obiettivo di allinearci rapidamente alle best practices europe".Questo diceva e, cose è successo dopo? Nulla. A fronte di sacrifici chiesti ai cittadini, nulla è cambiato.
Ora, la trimurti Alfano, Bersani e Casini, nel silenzio di tutti gli altri stronzi arrivisti falliti, continua a ripetere che il finanziamento pubblico ai partiti è ineludibile, che senza i partiti sarebbero in mano a lobby private, che se non ci fossero quei soldi, che gli italiani avevano già detto con referendum che non dovevano esserci, la ricostruzione de L'Aquila, per esempio, sarebbe stata portata avanti a suon di tangenti e imprenditori sghignazzanti. Questo ci dicono e allora io vi dico basta. Basta starli ad ascoltare. Basta illudersi che possa arrivare un deus ex machina a risolvere i nostri problemi, basta confidare in questa gente, basta, basta, basta. Ora, quello che dovete fare non è altro che dire anche voi basta, stracciate la vostra tessera elettorale, vogliono governare l'Italia, lo facciano senza i nostri voti. Stracciate le tessere di partito, vogliono il gazebo? Le cameriere alle feste dell'Unità? I ragazzi a volantinare? Se lo facciano loro, splendidi sessantenni che sono a capo della baracca, sia che sia una sede nazionale che il circolo del partito dietro casa vostra. Vadano loro in strada, se tanto ci tengono. Voi dite basta, fate un passo indietro. Quello che si doveva fare per l'Italia, lo si è fatto. Basta, basta farsi tirare per il culo, basta sentirsi dire che i giovani sono una risorsa, basta. A volte bisogna dimostrare di avere dignità e saper accettare la sconfitta. Questa generazione di sessantenni cresciuti sotto lo scudo crociato e la falce e il martello ci ha fottuto. Riconosciamo la sconfitta, ma non umiliamoci. Non andiamo ad aiutare il nostro candidato sindaco di 70 anni, aspettiamo che sia lui a fare campagna politica per noi e non viceversa. Basta comprare i giornali di partito che vendono 4 copie ed esistono solo per avere dei finanziamenti. Ci hanno tolto anche la capacità di indignarci. Basta ai giornali delle inchieste contro Berlusconi che ci hanno fatto credere che il male fosse tutto da una parte. Basta allo Stato macrospico, basta ai consigli regionali dove ci sono 80 stronzi a prendere più di 100.000 Euro l'anno per fare 4 leggi regionali di merda che non servono a nulla. Basta con l'indignazione per Renzo Bossi e Nicole Minetti, quando non si capisce che quello è un semplice bubbone di un corpo appestato. Basta, basta a tutto. Basta seguire i sindacati, basta seguire confindustria. Hanno fallito tutti, miseramente. Con i loro silenzi, quando faceva loro comodo. Hanno fallito, sono dei falliti. Quindi basta seguire i falliti. Basta".
Poche persone sentirono queste parole, gridate nel vento da Federico, corpulento uomo pelato veneto, davanti al Parlamento, prima di farsi esplodere.

venerdì 6 aprile 2012

Sincerità


"Italiane e Italiani, in questi mesi di duro lavoro, abbiamo cercato di risistemare i conti dello Stato. Vi abbiamo chiesto, e vi stiamo chiedendo ancora, sacrifici. Abbiamo aumentato le tasse, abbiamo reintrodotto l'ICI, aumentandola, inventato nuovi balzelli, persino se volete farvi un viaggio in aereo ora pagate di più. E, lo sappiamo, la nostra riforma del lavoro non porterà a niente. No, neanche la scuola toccheremo, non siamo in grado di proporre una sua riforma credibile, perché non ci sono soldi. Anche le misure per lo sviluppo non porteranno a nulla, avete mai sentito di sviluppo senza investimenti? Siamo seri. E noi lo siamo, siamo professori, lo sappiamo quello che si può e quello che non si può fare. Qualcuno di voi si sta suicidando, è una cosa triste, che ci lacera, ma che ci fa risparmiare. Siamo in tanti, oltre 60 milioni, forse è un discorso arido e cinico, ma qualcuno in meno, non può che giovare alle casse dello Stato, specie nel lungo periodo. No, non aspettatevi nemmeno la riforma della giustizia, non solo non ci sono i soldi, ma non possiamo neanche stravolgere un sistema giuridico che è considerato tra i peggiori del mondo occidentale senza mettere in conto di entrare in conflitto con la magistratura. E non ne abbiamo alcuna intenzione. No, le banche non verranno toccate, perché senza banche che ci girino tutti i dati dei vostri conti correnti, non saremmo in grado di essere puntuali nella rilevazione delle vostre grandi e piccole evasioni. No, non aspettatevi nulla, se non di riuscire a sopravvivere. Quello che potevamo fare, farvi pagare, l'abbiamo fatto, ora alziamo bandiera bianca. Italiani, abbiamo salvato lo Stato, il nostro e vostro Stato, ma non potete aspettarvi altro, almeno per ora. Inutile che vi illudiate, le vostre fortune e le vostre disgrazie sono solo nelle vostre mani, noi ora inseriremo il pilota automatico, governando il governabile e perdendo tempo, che Dio vi assista".
Il Premier si alzò, girò le spalle ai giornalisti e si incamminò verso il Quirinale, lo aspettava il Presidente della Repubblica, per un thè.

mercoledì 4 aprile 2012

La mia scuola

SCUOLA
Come spiegare l'Arnaldo 63° in classifica.
Da ex arnaldino ormai trentaduenne non ho potuto che leggere con stupore e rammarico la notizia secondo cui l'Arnaldo è solo 63simo nella classifica delle 453 scuole lombarde; almeno stando agli studi della Fondazione Giovanni Agnelli che, su basi scientifiche, hanno «catalogato» tutti gli istituti presenti nel territorio, in base non solo alla qualità dell'insegnamento (difficilmente valutabile), ma anche ai risultati ottenuti dagli ex alunni appena abbandonate le mura scolastiche.
Ebbene, vedere la mia scuola cadere così in basso, superata dal Calini, dal Copernico, dal Golgi e dall'Olivelli Putelli di Darfo, è stato un colpo al cuore.
Dopo aver gridato, dentro di me, al complotto, aver deriso le fredde statistiche matematiche che mai potranno imprigionare lo spirito letterario, ebbene, dopo tutto questo, mi sono fermato a ricordare e riflettere.
E mi sono venute in mente le ore passate ad ascoltare impettite professoresse ripetere stanche lezioni imparate anni addietro, le stesse che premiavano sistematicamente quanti, come pappagalli, riuscivano ad imparare la lezione a memoria; mi sono ricordato di presidi che, al posto di cercare di spronare alcuni professori di filosofia e storia ad insegnare, incredibile dictu, filosofia e storia invece che disquisire delle proprie ricette culinarie preferite, preferivano moralizzare i giovani studenti, come novelli Catoni Censori.
Mi sono ricordato del laboratorio linguistico e di chimica, stanze vecchie già dieci anni or sono, che venivano sfruttate talmente poco che ogni volta mi sembrava di andarci per la prima volta; delle professoresse di inglese che in cinque anni non ci hanno mai fatto fare una volta conversazione (in compenso ricordo ancora benissimo la costruzione di una frase al passato condizionale, utilissima se si deve parlare dei massimi sistemi con un filosofo).
E così via, fino a ricordarmi delle ultime polemiche per l'utilizzo del nome Arnaldo per la locandina di una innocua festa studentesca.
Ho ripensato a tutto questo e allora ho dovuto chiedere scusa alle statistiche.
Il 63simo posto è più che meritato. Per farmi tornare il sorriso, mi toccherà aspettare di leggere la classifica delle scuole più piene di sè.

mercoledì 28 marzo 2012

Basket Brescia Leonessa/Una storia italiana

(Si assicura il lettore che questa è veramente la grafica proposta dal sito della squadra e non un tentativo del presente commentatore di screditarne l'immagine)


C'era una volta, una trentina d'anni fa, una squadra di basket di Serie A a Brescia che, col tempo, andò a morire per mancanza di soldi.

Qualche decennio dopo, sembra che il sogno di tutti gli appassionati di basket bresciani possa avverarsi. Nel 2009, nasce, infatti, il Basket Brescia Leonessa.

Quello che la bulgara pagina di wikipedia omette di specificare è che la stessa nasce sì, grazie alla decisione del Presidente Bonetti di spostare la propria squadra (che vivacchiava in A Dilettanti - la serie C1 del calcio, tanto per capirci) da Cremona a Brescia, ma anche grazie a due personaggi di un certo peso, il neo sindaco della città, Adriano Paroli, che ha passato la campagnia elettorale a ribadire l'importanza del basket e della pallavolo a Brescia e che garantisce l'appoggio politico dell'amministrazione pubblica, e tale Giampiero Franchini, uno che si ritrova a possedere questa società, e che garantisce una cosa che a volte nello sport serve, i soldi.

Presidente della società viene fatta la Sig.ra Graziella Bragaglio, nota nel mondo della pallacanestro per l'indubbio merito di ricoprire il ruolo di moglie del Signor Bonetti.

A questa combriccola, si aggiungono una piccola schiera di soci minori che, guidati chi dall'amore per il basket, chi da interessi di bottega, decidono di versare una piccola somma di denaro (tipo € 5000,00 o giù di lì, e si prega il lettore di memorizzare questo dato per il prosieguo del racconto) e entrare in società.

Ebbene, dopo la classica stagione di assestamento e la successiva promozione in serie A2, si arriva all'estate del 2011 quando si deve affrontare un campionato di vertice per centrare quella promozione che permetterebbe a tutti di realizzare il mantra politico "Brescia deve avere una squadra di basket in serie A".
Ecco, nonostante l'appoggio politico, qualcosa all'interno del summenzionato ben nutrito gruppo, si rompe.

I soci iniziano a litigare (e questo modesto commentatore non entrerà nel merito delle ragioni e dei torti perché si accorge che la propria disonestà intellettuale non gli permetterebbe di essere obiettivo), chi vuole comandare, chi è stufo di farsi comandare, chi squittisce dall'alto dei famosi 5000,00 Euro versati.

Ad ogni modo, il 15 settembre del 2011, si arriva alla scissione, Bonetti, la Bragaglio e i soci di minoranza da una parte (valore del capitale sociale versato: n),  Franchini, un altro e i soldi dall'altra (valore del capitale sociale versato: n+un fantastilione).

Ora, cose che capitano, ovviamente.

E, infatti, i giornali bresciani partono subito a tranquillizzare i tifosi: "Brescia deve avere una squadra di basket in serie A".

Il potere politico dà una mano, cercando sponsor, cercando di abbattere i costi per la squadra ("La palestra comunale? No, figurati se te la faccio pagare, Brescia deve avere una squadra di basket in serie A").

Si trova anche uno sponsor d'eccezione, la Centrale del Latte S.p.a., che, per puro caso, risulta essere partecipata e controllata da un ente del tutto estraneo a questa vicenda, il Comune di Brescia.

Giungiamo dunque al punto che il Comune, direttamente o indirettamente, di fatto spende i soldi dei cittadini per mantenere una società di basket privata che viene seguita da 2000 persone (su 300.000, esclusa la provincia) e tutto perché "Brescia deve avere una squadra di basket in Serie A".

Ora, visto che i tempi sono duri e, ogni tanto, tra un canestro e l'altro, tocca anche spendere due soldi per rifare le buche delle strade, seppure con atavica calma, capita che il Comune debba aprire le braccia e dire: "Caro Bonetti, hai litigato con l'unico socio che portava soldi, io ho fatto quello che ho potuto, ora tocca a te metterci del tuo perché Brescia deve avere avere una squadra di basket in Serie A".

Immagino, quindi, Bonetti rivolgersi ai soci di minoranza: "Signori, i tempi sono duri, mettiamo mano al portafoglio". Soci: "...". Bonetti: "Dico davvero". Soci: "...". Bonetti: "Sono serio". Soci: "...". E così via.

Ecco allora il coup de theatre, essendo ormai la squadra senza più soldi, cosa si decide di fare? Be', nella migliore tradizione italica, ci si rivolge ai cittadini (sì, quei 2000, sì, quelli che mantengono il Comune di Brescia con le proprie tasse) con la geniale campagna "Il tuo assist per la Leonessa".

Un giornale bresciano, con l'entusiasmo e l'onestà intellettuale tipica dei giornali, titola addirittura "Il sogno della Centrale: l'azionariato popolare", nella speranza, non vana peraltro, che quella che è una semplice richiesta di elemosina, possa essere interpretata come il primo grande passo verso una nuova struttura di società sportiva.

Stranamente, alcune delle menti più eccelse del tifo bresciano ci cascano e iniziano a versare, senza avere alcuna garanzia sull'azionariato popolare, senza avere nessuna garanzia che, pagati gli stipendi ai giocatori per i mesi di aprile e maggio, la squadra a settembre ancora ci sarà, con l'unica garanzia che, una volta versato, il proprio ruolo sarà valutato all'incirca così: 0.

Ma diciamocela tutta, "Brescia deve avere una squadra di basket in Serie A". Sì, anche se non ci sono soldi. Sì, anche se i problemi sono altri. Sì, anche se di lavoro ce n'è poco. Sì, anche se il Comune dovrebbe pensare a fare il Comune. Sì, anche se l'unico imprenditore che ci metteva i soldi è stato allontanato da chi ora non ne ha, non ne mette e li chiede ai bresciani.

Sì, Brescia se la merita una squadra di basket in serie A.